Economia e Diritti Umani

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BARÇA: GRIEZMANN INTERROMPE LA COLLABORAZIONE CON HUAWEI A SOSTEGNO DEGLI UIGURI

Barça: Griezmann interrompe la sua collaborazione con Huawei a sostegno degli Uiguri

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L’attaccante francese del Barcellona Antoine Griezmann ha annunciato giovedì la fine della sua collaborazione con la società cinese Huawei, sospettata di aver istituito un sistema di riconoscimento facciale per gli uiguri, perseguitati in Cina.

Dopo la storica interruzione della partita PSG-Basaksehir di martedì sera in Champions League, questa è un’altra dichiarazione forte da parte di un personaggio del mondo del calcio. Un noto giocatore: Antoine Griezmann. L’attaccante francese del Barcellona ha annunciato giovedì, in un comunicato stampa, che “terminerà immediatamente” la sua collaborazione con la società cinese Huawei, a sostegno della comunità uigura, perseguitata in Cina.

“Invito Huawei non solo a negare queste accuse, ma ad agire per condannare al più presto questa repressione”.

“A seguito dei forti sospetti che Huawei abbia contribuito allo sviluppo di un programma di ‘Allarme uiguro’ utilizzando un software di riconoscimento facciale, annuncio che sto mettendo immediatamente fine alla mia partnership con questa azienda”, spiega il campione del mondo.

“Colgo l’occasione per invitare Huawei non solo a negare queste accuse, ma ad agire concretamente il più presto possibile per condannare questa repressione di massa e per usare la sua influenza per contribuire al rispetto dei diritti umani e delle donne nella società.”

Fonte: https://rmcsport.bfmtv.com/football/barca-en-soutien-aux-ouighours-griezmann-rompt-son-partenariat-avec-huawei-2016820.html


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Gli Stati Uniti bloccano le importazioni di cotone dello Xinjiang a fronte del "lavoro degli schiavi" uiguri

Gli Stati Uniti bloccano le importazioni di cotone dello Xinjiang a fronte del “lavoro degli schiavi” uiguri

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Gli Stati Uniti hanno bloccato le importazioni dalla regione cinese dello Xinjiang, dove un milione di musulmani uiguri sono detenuti nei campi di lavoro.

La US Customs and Border Protection Agency (Dogane e Polizia di Frontiera degli Stati Uniti), mercoledì ha dichiarato che il suo ‘Withhold Release Order’, ovvero la trattenuta dell’ordine di rilascio, avrebbe messo al bando tutti i prodotti in cotone provenienti dal Corpo di Produzione e Costruzione cinese nello Xinjiang, uno dei maggiori produttori cinesi, ha riferito la Reuters.

Il divieto di importazione del cotone è dovuto al fatto che la Cina continui a suscitare in tutto il mondo denunce rispetto alle sue politiche nella regione dello Xinjiang, dove, secondo Amnesty International, quasi un milione di musulmani uiguri sono detenuti nei campi di lavoro.

Il Dipartimento della Sicurezza interna degli Stati Uniti sostiene che i centri nello Xinjiang siano gestiti come ‘campi di concentramento’.

“I prodotti di cotone a buon mercato che si possono acquistare per la famiglia e gli amici durante questo periodo di regali – se provenienti dalla Cina – potrebbero essere stati fatti con il lavoro degli schiavi attraverso alcune delle più gravi violazioni dei diritti umani esistenti oggi nel mondo “, ha detto il Segretario del Dipartimento della Sicurezza Interna, Kenneth Cuccinelli.

Pechino ha difeso con fermezza la sua politica dicendo che i piani di formazione, i programmi di lavoro e una migliore istruzione hanno contribuito a debellare l’estremismo, accusando gli Stati Uniti di ‘fabbricare notizie false del cosiddetto lavoro forzato e di tentare di opprimere le attività economiche dello Xinjiang’.

Fonte: https://www.middleeastmonitor.com/20201204-us-blocks-xinjiang-cotton-imports-over-uyghur-slave-labour/

https://videos.files.wordpress.com/alQZyTgu/201204_trn_us-blocks-cotton-imports-xinjiang_cbm_1_dvd.mp4

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"Se ignoriamo i diritti umani per essere competitivi, abbiamo perso ogni dignità"

“Se ignoriamo i diritti umani per essere competitivi, abbiamo perso ogni dignità”

Dick Marty si batte in favore dell’iniziativa per imprese responsabili, sottoposta a votazione federale il prossimo 29 novembre. L’ex procuratore e senatore vuole che le società con sede in Svizzera siano chiamate a rispondere di fronte a un tribunale se con le loro attività all’estero hanno violato i diritti umani o inquinato l’ambiente.

Il 29 novembre il popolo svizzero si esprimerà sull’iniziativa “per imprese responsabili”. Il testo propone di aggiungere un articolo nella Costituzione federale affinché le aziende con sede in Svizzera e le ditte da loro controllate rispettino anche all’estero i diritti umani e gli standard ambientali valevoli a livello internazionale.

Il parlamento ha elaborato un controprogetto indiretto che entra in vigore se l’iniziativa viene bocciata alle urne, a meno di un’opposizione tramite referendum. In futuro, le aziende sarebbero così chiamate a stilare rapporti riguardanti le questioni ambientali, i diritti umani e la corruzione. Inoltre, il controprogetto impone degli obblighi di dovuta diligenza in materia di lavoro minorile e dei minerali estratti in zone in conflitto. Tuttavia, non fissa nuove regole per quanto riguarda la responsabilità delle imprese.

Intervista

swissinfo.ch: Signor Marty, le aziende con sede in Svizzera violano spesso i diritti umani o inquinano l’ambiente con le loro attività all’estero?

Dick Marty: La maggior parte delle imprese svizzere si comporta in maniera corretta. Solo una minima parte non rispetta le regole. Tuttavia, il loro comportamento ha un impatto negativo sulla popolazione e sull’ambiente locale. Inoltre, le loro violazioni in materia di diritti umani e ambiente rovinano la reputazione della Svizzera e della sua economia. Non siamo l’unico Paese confrontato con questo problema. Ci sono cause pendenti in Gran Bretagna, Canada, Paesi Bassi e Francia. La Svizzera è però lo Stato con la più alta concentrazione di sedi di multinazionali.

Con la vostra iniziativa è possibile cambiare questo stato di cose?

Nel corso della mia vita ho avuto la fortuna di visitare vari Paesi. A sconvolgermi è stata la constatazione che negli Stati particolarmente ricchi di risorse minerarie si registra il tasso di povertà e di violenza più elevato al mondo e i cittadini non sono protetti dai loro governi. Questa ricchezza è trasferita in Occidente e la popolazione resta a mani vuote. Soprattutto coloro che subiscono dei danni causati dalle multinazionali straniere non hanno la possibilità di rivolgersi alla giustizia perché nel loro Paese non funziona o è corrotta. Due recenti sentenze della Corte suprema britannica vanno proprio nella direzione auspicata dalla nostra iniziativa. Visto che i cittadini della Zambia non hanno accesso alla giustizia, è giusto che possano chiamare in giudizio per danni la società in Gran Bretagna, dove ha sede la casa madre.

Si tratta di una causa civile che non chiamerebbe in causa la Confederazione. Si tratterebbe di un affare tra un cittadino che ha subito un torto in qualsiasi parte del mondo e l’azienda che ha sede in Svizzera. Le denunce possono riguardare unicamente le violazioni dei diritti umani o degli standard riconosciuti a livello internazionale in materia di protezione dell’ambiente.

Crede che in gioco ci sia anche il buon nome della Svizzera all’estero?

La politica svizzera sembra sia incapace di prevedere i problemi. Ci sono vari esempi: il riciclaggio di denaro sporco, i beni in giacenza, la Swissair, l’UBS e il segreto bancario. Fino alla fine abbiamo sostenuto il regime dell’apartheid in Sud Africa. Eppure c’erano segnali molto chiari dell’imminenza della crisi. Non abbiamo mai reagito in tempo e così l’immagine della Svizzera è stata gravemente compromessa.

È la ragione per cui mi indigno oggi, tenendo anche conto che l’ONU, l’OCSE e il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa chiedono agli Stati di adottare misure legislative per rendere responsabili le società multinazionali per le loro attività ovunque nel mondo. Per essere sostenibile, un’economia non può perseguire solo il profitto. Martin Luther King ci ha ricordato che “un’ingiustizia commessa in qualsiasi parte del mondo è una minaccia per la giustizia ovunque”.

Fonte: https://www.swissinfo.ch/ita/votations-du-29-novembre—entreprises-responsables_-se-ignoriamo-i-diritti-umani-per-essere-competitivi–abbiamo-perso-ogni-dignità-/46135208


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Mot-clé: Politique économique extérieure / garantie contre les risques à l\’exportation

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Global Compact: 15 anni di impegno a favore dei principi dell’ONU nel mondo economico

Global Compact: 18 anni di impegno a favore dei principi dell’ONU nel mondo economico


Il 25 giugno ricorre il 18º anniversario del lancio del Global Compact (o Patto Globale), un’iniziativa delle Nazioni Unite volta a promuovere una maggiore responsabilità delle imprese in materia di diritti umani, tutela dell’ambiente e diritto del lavoro e a favorire la cooperazione tra l’ONU e il settore privato. La Svizzera è uno dei principali Paesi partner di questa iniziativa.

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The Hague Rules on Business and Human Rights Arbitration

This project was initiated by the Business and Human Rights Arbitration Working Group, a private group of international practicing lawyers and academics, aimed to create an international private judicial dispute resolution avenue available to parties involved in business and human rights issues as claimants and defendants, thereby contributing to filling the judicial remedy gap in the UN Guiding Principles on Business and Human Rights.

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